"Una volta mi avevano rubato la gomma, quello che me l'aveva rubata e che se l'era na­scosta in bocca, era Chiri Carlo. Io ho detto al maestro: "Signor maestro: Chiri Carlo mi ha rubato la gomma". Lui negava, allora il mae­stro gli ha fatto aprire la bocca e la gomma è saltata fuori.

Noi tutte le mattine la maestra ci dava l'olio di merluzzo, mi ricordo che Jano dë Fiot l'ha preso e poi è andata giù, c'era la pozza d'ac­qua della fontana e ha vomitato tutto! E mi ri­cordo che la maestra le ha fatto la romanzina! Una dopo l'altra un cucchiaio ciascuna.

"Mio zio Meni andava a nascondersi per non andare a scuola, andava per les Coste, inve­ce di andare a scuola andava a nascondersi e dire che mia mamma lo sgridava, poveretto. Erano anche rimasti orfani di padre perché mia nonna ha ancora avuto un figlio dopo otto giorni della morte di suo marito, allora mia mamma con lui era molto rigida, lo scuoteva, lo sgridava che non andava a scuola, marinava la scuola. Lei era del 1896 e lui del 1901."

Com'erano le cartelle? Le avevamo di car­tone 'spesso', come dirti, non so ... Invece mio fratello Mazìnou ce l'aveva di legno, non so più se era mio papà che gliela aveva fatta, non so più, mi ricordo che aveva finito scuola e ha detto: "Adesso ho finito, la inchiodo, non guardo più i libri!". Ha inchiodato la cartella e tutti i libri dentro!

[...] Poi un'altra volta mentre venivamo a ca­sa, sotto il ponte, c'erano i ragazzacci e noial­tre li seguivamo. Un giorno hanno acceso il fuoco, bruciavano i quaderni e io ero gelosa e i miei quaderni non li bruciavo, ma ero an­che lì con loro. Soltanto che era di sabato e la maestra andava via e ha visto il fuoco, ha guardato giù e ha visto che eravamo lì. Che ra­gazzi!"

Io sono andata a scuola con Caterina Do, al­la Villa ho fatto prima e poi sono andata con Maria Fra. C'erano due maestre, eravamo in tanti. Avranno avuto due classi caduno, io ho solo fatto quarta e poi avrei voluto ripetere e non mi hanno lasciata ripetere. Sono andata a dare l'esame a Crissolo con il maestro.

[ ... ] E l'anno che ho ripetuto la terza sono an­data a dormire con la maestra perchè era so­la, tutte le sere andavo a dormire lassù con lei. Una volta c'era della neve e i bambini non po­tevano andare a scuola e lei era andata via, era andata a Saluzzo con dei parenti o degli ami­ci, e buonanima di mio zio Mini mi ha cari­cata sulle spalle, mi ha portata giù a casa per­chè la neve mi arrivava alla cintura e in quel tempo abitava alle Sanhe e mi ha portato giù sulla schiena. A scuola non ci facevano fare tanto i temi ma piuttosto i diari.

Eravamo noi che davamo alloggio alle mae­stre, le maestre abitavano sempre da noi. Ne sono abitate tante maestre (da noi). C'era an­che la Spirito, Anna Spirito che faceva scuo­la là a Champanho e veniva anche in qua al paese, è giusto, là era anche sola, allora veniva in quà con le colleghe lì e la mettevamo a dor­mire laggiù sotto.

Andavano tutti a comprare i quaderni da Mari e quando erano completi li portavano di nuovo a Mari e lei li scambiava con uno nuovo. Mari li usava per impacchettare le bullette per gli zoccoli. Non c'era carta... so­lo un foglio alla volta, non accendevamo mi­ca il fuoco con la carta, solo con la paglia o con il lume della pianta della canapa.

La maestra mi ha chiamata, e io quando so­no andata in là, mi ricordo ancora persino ora quella lezione che dovevo dire della ca­pretta e, quando sono stata là mi sono emo­zionata e non ho più potuto dire neanche una parola e mi è venuto voglia di piangere, allora la maestra mi ha presa, mi ha accarezzata e mi ha detto: "Vai tranquilla che sei promossa".

Sono andata a scuola, c'era la maestra Giu­lia, io alla Madono non sono più venuta, andavo alle Sagne, c'era già la scuola nuova lì, era intitolata "Opera Balilla - Scuola Ru­rale Chiaffredo Rei I caduto della guerra" - 1a guerra - 1915/ 18. Chiaffredo Rei era di Crissolo. Il primo anno che sono andata a scuola qui, eravamo ancora abbastanza: una ventina, dalla prima alla quinta tutti insieme. Era il 1937 e alla Madono non c'era già più la scuola; lì era la scuola nuova, l'avevano ap­pena fatta, allora eravamo sotto Crissolo.

Bidella sì, c'era Caroulino, faceva le pulizie e accendeva la stufa, c'era quella stufa in pie­tra e mattoni. Portavamo tutti il ceppo di Na­tale, un pezzo di legno ciascuno, (Caroulino) accendeva la stufa, faceva le pulizie e dopo an­dava via. Neanche i colori avevamo, avevamo matite, una penna con l'inchiostro, scrivevi lì nella stalla sopra uno sgabello o un tavolo. Uscivo da scuola e già mi aspettavano perché dovevo venire a fare il solco per le patate oppure andavo al pascolo, sono sempre andata al pascolo.