Eravamo noi che davamo alloggio alle mae­stre, le maestre abitavano sempre da noi. Ne sono abitate tante maestre (da noi). C'era an­che la Spirito, Anna Spirito che faceva scuo­la là a Champanho e veniva anche in qua al paese, è giusto, là era anche sola, allora veniva in quà con le colleghe lì e la mettevamo a dor­mire laggiù sotto.

Lei cantava sempre perchè era napoletana e diceva sempre: "Io quando chiudo gli occhi vedo Napoli". Cantava Mo­nastero Santa Chiara e chiudeva gli occhi e noi giù a ridere, quante risate...

Poi eravamo già proprio terribili, non so più se ero io o Meni da Salo, lei scendeva giù gli scalini per andare a dormire e noi la accom­pagnavamo perché lei aveva paura, non c'e­ra la luce. Girando l'angolo diceva - e se ci fosse qualcuno lì nascosto?- Scendeva giù gli scalini e noi da dietro la prendevamo per il cappotto e l'altra urlava ... Quante risate abbiamo fatto!

La maestra Mariuccia Moschetti invece abi­tava lì dove c'è il medico ora, allora metteva ... la finestra fungeva da frigo; comperava la carne e metteva il piatto lì sulla finestra, co­perto con qualcosa. Allora noi guardavamo da sotto così, prendevamo un bastone e ... tee, fa­cevamo saltare via il piatto poi andavamo a mangiare la carne!'
Invece la Mobiglia, quella lì è stata molto tempo. Voleva mangiare le rane e gli altri le pescavano tutti i rospi e glieli portavano e lei li pagava, non so più quanto, era da sù di là che le portavano i rospi. Sì, perché lassù c'e­rano gli acquitrini.