Da anni Ostana è riconosciuta a livello locale e nazionale come un importante laboratorio di architettura alpina. Fin dalla metà degli anni ottanta la comunità di Ostana ha infatti deciso di scommettere sulla qualità del paesaggio e degli interventi di riuso del patrimonio architettonico storico come leva per la rivitalizzazione e rinascita del paese. Si sono quindi messe a punto alcune regole architettoniche che riprendono temi compositivi e soluzioni tecnologiche dell’architettura storica locale, puntando al contempo sull’uso dei materiali tradizionali.

La piccola borgata di Dàvi ben risponde alla definizione di “luogo di dimenticata bellezza”: denso di storia e importantissimo dal punto di vista ambientale, rischia di essere completamente vittima dell’oblio e del bosco d’invasione.

Un sapiente recupero degli edifici, pertanto, non potrà tralasciare quello ambientale, finalizzato alla riqualificazione del territorio per il pascolo e la coltivazione.

Osservando i numerosi edifici dei Ciam­petti si può risalire senza difficoltà all' archi­tettura montana tipica di questa zona in quan­to presentano un impianto tipologico, solu­zioni costruttive, materiali e accorgimenti fun­zionali che, pur con alcune varianti, ritrovia­mo in molte abitazioni della frazione.

Alcune case di Ostana presentano delle particolarità che servivano per valorizzare la loro facciata e differenziarla dalle altre. Per esempio, una piccola finestra nella borgata I Bodo, presenta una cornice in rilievo con quattro punte realizzata con intonaco bianco. Anche il vano dell’apertura è stato interamente intonacato e dipinto.

Le co­struzioni della borgata Acò de Frézio sono addossate le une alle altre nell'evidente intento di utilizzare tutto lo spazio a disposizione e risultano degradanti come il territorio. Questo tipo di costru­zioni ci parla di forme di convivenza mol­to stretta tra le varie famiglie che aveva­no l'abitudine, nel periodo estivo, di con­sumare i pasti all'esterno delle loro abi­tazioni e possibilmente in modo da riu­nirsi a gruppi per scambiare "due parole" e riposarsi un po' dalle fatiche del lavoro.

Presso il Ponte di Oncino, si trova il Moulin di Villo di Mini dë Pòilo. Il fabbricato è in disuso dagli anni ‘30 e ridotto oggi a rudere invaso dalla vegetazione. L’acqua, indispensabile fonte di energia, proveniva dal Po, era incanalata in un passaggio realizzato tra le rocce, quindi proseguiva in un canaletto stretto tra l’edificio ed un muretto di pietra, in parte crollato, e muoveva una ruota di legno collegata alla macina all’interno.

Le costruzioni originarie sono in genere composte da una stalla al pian terreno, fienile e locali abitativi al primo piano con scala in pietra esterna di collegamento tra i due piani. Gli edifici presentano una struttura portante in muratura di pietra, solai costituiti da volte in pietra oppure solai piani in legno, infissi in legno, balconi detti lobie completamente in legno dotati di montante in legno di collegamento con i passa-fuori in legno del tetto, tetto con struttura in legno a due falde e copertura in lose.