Il portacote (couie in Occitano) serviva per contenere la cote per affilare la lama, veniva portato agganciato alla cintura e pieno d’acqua.
Il portacote ha forma parallelepipeda con una delle pareti recante un gancio ricavato ad intaglio. Sul fondo esterno presenta talvolta un rinforzo in ferro per evitare la rottura ed una prominenza appuntita o uno sperone per poter essere infisso e restare diritto nel terreno.

Circa la forma dei portacote “Couie ën viage lh’avien qui’ dë bosc, cadre, ma lh’erën pëzont, n’avìe na charjo! I couìe carcun avìo dë corn de vache, d’àoutri dë fère, dëpënt." (Una volta, i portacote li avevamo in legno, di forma quadrata, ma erano pesanti, ne avevamo un carico! Qualcuno li aveva di corno di mucca, altri di ferro, dipende).
Uno dei portacote visibili al Museo è costituito da un corno di mucca appositamente tagliato e scavato. All’imboccatura presenta un piccolo gancio in ferro per venire fissato alla cintura. Un altro è costituito da un grosso corno di bue svuotato e predisposto per essere fissato alla cinta dei pantaloni, con bullette di rame ribattute e un gancio in ferro.

Alcuni testimoni ricordano come veniva preparato il portacote: “Sul fondo del portacote mettevano un po’ di erba e poi vi infilavano la cote con un po’ di acqua. Quando avevano finito di falciare, versavano l’acqua e strappavano un po’ d’erba che mettevano nel portacote in modo che la cote non muovesse” (AA.VV, Civico Museo etnografico “Ostana Alta Valle Po”- Quaderno n.14).
I portacote custoditi al Museo di Ostano, di varie misure, sono rispettivamente due prestiti di Maria Angela Flesia e tre prestiti di Giuseppe Lombardo.
