
L'arcolaio (vindou in Occitano) era un oggetto d'uso domestico utilizzato per reggere la matassa durante la dipanatura ed ottenere dei gomitoli.
La base dell'arcolaio è costituita da un ceppo di legno, al centro del quale si innesta l’albero. All'asse centrale è collegato il castelletto girevole composto da quattro aste orizzontali a croce fissate a quattro stanghe verticali. In alto è inchiodato uno scodellino in metallo.
Per la lavorazione si appoggiava la matassa attorno ai bracci verticali dell'arcolaio, i quali girano sul bastone che faceva da perno e svolgevano la matassa mentre si arrotolava il gomitolo. Lo scodellino serviva a riporre il gomitolo.

Dopo la filatura della lana e della canapa, il filo veniva confezionato in matasse con l'aspo o con un apposito arcolaio dëbanouiro. Successivamente, le matasse venivano lavate con la cenere lisìo, e il filo lavato veniva di nuovo dipanato in gomitoli, appoggiando le matasse sul vindou: la canapa per essere portata al telaio e la lana per essere lavorata ai ferri. Quando si dipanava il filo di canapa lo si faceva prima passare dentro l'ëstrubiòou, un pezzo di tela doppia che taglieva i nodi e rendeva liscio il filo.

Ad Ostana erano attivi diversi tessitori: nel 1771 se ne registrano cinque, distribuiti tra le borgate S. Antonio, Bernardi e Ciampetti. A inizio ‘900 erano ancora numerosi e l'ultimo cessò la propria attività negli anni '50. Successivamente si dovette ricorrere a tessitori di Barge, Paesana o Torre Pellice.
Nel Museo sono custoditi due arcolai.
Uno è una donazione di Lucia Lorenzati, l'altro un prestito di Caterina Bovero.