Le calze venivano lavorate con quattro ferri, iniando dall'alto e scendendo verso il piede. A parte veniva confezionata la soletta: con due ferri si incominciava dal tacco procedendo verso la punta; ai due terzi della soletta venivano aggiunte maglie per la forma rotonda della punta del piede, lavorando con quattro ferri. Soletta e calza venivano poi unite attraverso una cucitura effettuata a mano.
Le calze degli uomini erano di lana e lavorate a maglia con la stessa procedura utilizzata per quelle delle donne; per la gamba però non si sceglievano mai punti elaborati. Erano lunghe fino al polpaccio dove venivano fermate sotto i mutandoni di tela o sovrapponendole a quelli di lana.
La lana era in genere filata e tinta in casa, ma a volte veniva acquistata.
Al Museo di Ostana si possono osservare calze corte in lana blu scuro o nero, con la soletta in colore o bianca, lavorate a coste doppie nella gamba e sul collo del piede, e a maglia diritta la soletta (scapin), a garét doubbi sbalhò nel calcagno.
I calzettoni esposti al Museo sono donazioni di Marco Bovero.