Mentre in chiesa si celebravano le nozze, i giovani della frazione dello sposo (aiutati anche da coloro che erano già sposati) allestivano la porto. Quest'ultima doveva essere infatti una sorpresa e insieme un gesto di accoglienza e di benvenuto; non poteva dunque essere vista dagli sposi prima del matrimonio. Si trattava di una sorta di corridoio-galleria di coperte e lenzuola che terminava in quella che i testimoni chiamano stançiëtto o mizounëtto (stanzetta o casetta).
Veniva preparata lungo un tratto di strada in prossimità della casa dello sposo. Era lunga circa cinque o sei metri e larga quanto la strada, ma le dimensioni variavano a seconda della quantità dei tessuti disponibili, delle caratteristiche del luogo e delle difficoltà di allestimento. Venivano tese due corde ai lati della via, fissandole agli alberi, ai muri delle case o a pali appositamente infissi. Su di esse venivano appese le lenzuola e le coperte più belle, in modo da formare le pareti ed il soffitto del corridoio e della casetta. All'ingresso c'erano delle tendine bianche bordate con frange o pizzetti, raccolti ai lati e fissati con nastri.
Alle pareti interne venivano appese coccarde di carta, fiori di stagione (ortensie, dalie, margherite, garofani, ecc ) e rami di pino abbelliti con fiori di carta crespa.
Dal centro del soffitto della casetta pendeva un cartello con su scritto: "VIVA GLI SPOSI". La stanzetta era una vera e propria ricostruzione di interno, una camera con arredamento essenziale: quattro sedie e un tavolino. Quest'ultimo era ben apparecchiato: una tovaglia bianca, al centro un mazzo di fiori di stagione (o rami di pino e fiori di carta), un vassoio con quattro bicchieri, una bottiglia di vino bianco o di vermout e a volte anche dei pasticcini. Su un lato del mazzo di fiori erano appese delle sigarette e sull'altro delle caramelle.
A tutti coloro che avevano partecipato all'allestimento della porto, veniva offerto qualcosa da mangiare. In genere si trattava di pane, salame, formaggio e qualche bottiglione di vino, da consumare in un locale diverso da quello in cui avveniva il vero e proprio pranzo di nozze.