Mentre i bambini vedevano la scuola come una novità, i genitori intravedevano in essa una concreta possibilità di migliorare le difficili condizioni di vita dei propri figli.
Imparare a leggere e a scrivere era non solo utile ma indispensabile, anche per poter comunicare con i propri congiunti emigrati all'estero per lavoro. Proprio sull'utilità che ne derivava l'insegnante faceva leva per ottenere buoni risultati dagli scolari.
Molto spesso infatti, come risulta dai numerosi quaderni rimasti, allo scolaro veniva richiesto di scrivere una lettera ad un parente lontano per comunicare un evento lieto o un triste o una qualsiasi notizia familiare. Allo scolaro veniva spesso proposta la soluzione di problemi basati sulla commercializzazione di prodotti agricoli locali: patate, uova, burro ecc. Tale metodologia permetteva di ottenere un duplice risultato: maggior interesse negli scolari e solide basi per meglio affrontare i problemi della loro futura vita di adulti.
La dislocazione del paese e l'esiguo numero di abitanti era occasione di socializzazione, di aggregazione, di aiuto reciproco nel superare i problemi quotidiani. In questo contesto la scuola ha da sempre rivestito un ruolo rilevante perché insegnava a vivere insieme nel rispetto reciproco.
In paese tutti si conoscevano e si aiutavano, le maestre, anche se fourëstìëre: venivano accolte nella piccola comunità con semplicità ed affetto. Sul registro di classe dell'anno scolastico 1949/50, nella relazione conclusiva, la maestra annotava: "Il saluto è stato breve ma commosso da entrambe le parti. In un anno abbiamo imparato a volerci bene ed il distacco ha cagionato dolore".